La transizione ecologica non è più soltanto un vincolo imposto da regolamenti europei. Per la grande maggioranza delle piccole e medie imprese europee rappresenta oggi una leva strategica di sviluppo e di competitività. Secondo il Climate Transition Barometer, l'85% delle PMI europee considera la decarbonizzazione un'opportunità di crescita, contro il 67% dello scorso anno. Ancora più significativo è il dato relativo al settore agroalimentare, in cui le imprese che vedono la sostenibilità come fattore strategico sono passate in un solo anno dal 50% all'80%.
La ricerca, realizzata su un campione di 700 piccole e medie imprese in Francia, Germania, Italia, Benelux e Regno Unito, mostra come il tema della sostenibilità abbia ormai superato i confini del semplice rispetto delle prescrizioni di legge. Per molte aziende la decarbonizzazione è diventata una leva che guida scelte operative, strategie di governance e politiche di investimento.
Questo cambio di prospettiva riflette una crescente maturità climatica. Un percorso sostenuto da un nuovo senso di responsabilità e da dinamiche di mercato che premiano chi integra criteri ambientali nelle proprie strategie.
Il ruolo delle PMI nella transizione ecologica
Secondo il Climate Transition Barometer, quando le grandi aziende calcolano la propria impronta ambientale non si limitano alle emissioni dirette (Scope 1) o a quelle legate all'energia acquistata (Scope 2), ma devono considerare anche le emissioni indirette di filiera (Scope 3). Ed è qui che le piccole e medie imprese diventano decisive: circa il 60% di queste emissioni proviene proprio dai loro processi produttivi.
In pratica, una grande azienda che opera nel settore agroalimentare non è responsabile solo delle emissioni generate nei propri stabilimenti, ma anche di quelle dei fornitori che coltivano, trasformano, confezionano e trasportano i prodotti. Per questo motivo le PMI svolgono un ruolo cruciale nella decarbonizzazione delle catene del valore. Senza il loro contributo, le grandi aziende non possono raggiungere gli obiettivi climatici fissati a livello europeo.
Investimenti e progetti di decarbonizzazione in crescita
Il rapporto evidenzia che il 48% delle PMI ha già avviato investimenti concreti in progetti di decarbonizzazione, mentre il 32% dispone di un piano strutturato, una quota che è triplicata rispetto al 2023. Tra le imprese che non hanno ancora avviato iniziative, il 65% prevede di misurare e valutare la propria impronta carbonica entro i prossimi tre anni. Nel settore agroalimentare questo trend evidenzia un aspetto fondamentale: i fornitori che non avviano un percorso di transizione rischiano di essere esclusi dalle catene distributive e dai rapporti con i grandi buyer, sempre più attenti alla sostenibilità dei partner.
Quali sono i fattori che orientano la decarbonizzazione?
La spinta verso la decarbonizzazione è trainata da due elementi principali: la domanda dei clienti e le normative ambietali. Il 63% delle imprese indica l'attrattività commerciale, in particolare nel mercato B2B, come leva decisiva per avviare percorsi di sostenibilità. Già oggi il 29% riconosce un vantaggio competitivo, mentre il 53% prevede che la sostenibilità diventerà nei prossimi anni un fattore determinante per distinguersi sul mercato.
Nel comparto alimentare, la transizione si riflette in una domanda sempre più forte di trasparenza, tracciabilità e prodotti a ridotto impatto ambientale, proveniente sia dai consumatori finali sia dalla grande distribuzione. Per le imprese agroalimentari, i benefici riguardano anche la possibilità di accedere più facilmente ai mercati esteri e di rafforzare la propria immagine agli occhi di distributori e investitori internazionali.
Sfide e criticità da superare
Il Climate Transition Barometer evidenzia come le PMI stiano rafforzando il proprio impegno verso la decarbonizzazione, ma per rendere questo percorso ancora più efficace servono strumenti concreti. Sul fronte finanziario, il 62% delle aziende individua nei vincoli finanziari il principale ostacolo agli investimenti green. Dove intervengono investitori e fondi di private equity, l'effetto è tangibile: le imprese sostenute mostrano un impegno verso la transizione superiore del 13% rispetto a chi non dispone di questi supporti, segno che capitale dedicato e competenze di governance accelerano la definizione di strategie ambientali strutturate.
Inoltre, anche il quadro normativo incide in modo significativo. Per il 70% delle imprese le politiche ambientali rappresentano uno stimolo a integrare la sostenibilità nelle agende strategiche. Tuttavia, resta un'esigenza di semplificazione: molte aziende segnalano che la complessità e la scarsa chiarezza di alcune disposizioni rendono più impegnativa la traduzione degli obiettivi in piani operativi efficaci.