L'Unione Europea sta lavorando a un pacchetto di misure che potrebbe avere un impatto significativo sull'industria alimentare e sulle filiere distributive: tra queste, l'introduzione di una tassazione specifica sugli alimenti ultra-processati e ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale (HFSS), oltre che su alcune bevande alcoliche, comprese le "alcopop". L'obiettivo dichiarato è scoraggiare il consumo di prodotti considerati dannosi per la salute cardiovascolare e favorire scelte alimentari più equilibrate. Per produttori, distributori e brand del settore food & beverage, questo orientamento politico anticipa un cambiamento potenzialmente rilevante nelle strategie di formulazione, posizionamento e commercializzazione dei prodotti.
Un nuovo scenario per l'industria alimentare
Per le aziende del comparto agroalimentare, della trasformazione e della distribuzione, la prospettiva di una tassazione UE su determinate categorie di alimenti rappresenta un segnale che va preso sul serio. Oltre alle finalità salutistiche, è un richiamo a ripensare modelli, ingredienti, processi e comunicazione. Nel mercato europeo, dove la qualità nutrizionale, l'etichettatura e la trasparenza stanno assumendo un peso crescente, la combinazione di politica fiscale e salute pubblica può generare sia sfide che opportunità.
Da un lato, i prodotti che rientrano nelle categorie ad alto rischio (snack ultra-processati, bevande, alimenti pronti ad elevata trasformazione) potrebbero trovarsi ad affrontare costi addizionali o una domanda più debole, dall'altro, le imprese che stanno già anticipando trend salutistici, clean-label o formulazioni più naturali potrebbero vedersi premiate da un ambiente regolatorio che li favorisce. Occorre quindi un ripensamento strategico: ingredienti, processi di produzione, etichettatura, packaging e marketing dovranno essere valutati alla luce di un contesto che sta cambiando.
In questo scenario, diventa essenziale prestare attenzione non solo al prodotto in sé, ma anche al modo in cui viene comunicato, posizionato sul mercato e distribuito - seguendo trend già in crescita, come la domanda di alimenti meno processati. L'adozione di modelli di produzione più flessibili (cioè capaci di adattarsi rapidamente ad un contesto normativo in evoluzione, variazioni della domanda e un mercato che è molto più dinamico rispetto al passato), la possibilità di innovare in direzione di prodotti con profilo nutrizionale migliorato, così come l'analisi della catena distributiva in funzione di eventuali costi addizionali o nuove aliquote fiscali, assumono importanza centrale.
Le misure previste dall'UE
La bozza del piano della Commissione Europea per la salute cardiovascolare evidenzia una serie di azioni che toccano direttamente l'industria alimentare, all'interno però di un quadro più ampio che comprende anche interventi su stili di vita, diagnosi precoce e sistemi sanitari. In particolare:
-
È prevista l'introduzione di una tassazione a livello UE su alimenti ultra-processati con elevato contenuto di grassi, zuccheri e sale (HFSS) e su alcune bevande alcoliche, comprese le cosiddette "alcopop" (bevande zuccherate a bassa gradazione), entro il 2026.
-
Tra gli obiettivi al 2035 si indicano una riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari del 20%, il raggiungimento di tassi di diagnosi e controllo dell'ipertensione (70%) e del diabete/obesità (80%) nei pazienti. Il piano è costruito su tre pilastri: prevenzione, diagnosi precoce e monitoraggio, trattamento e cura.
-
La Commissione intende utilizzare tecnologie digitali e sistemi di intelligenza artificiale per valutare il livello di trasformazione degli alimenti e i rischi per la salute. Inoltre, si prevede la creazione di un sistema integrato per monitorare e classificare il livello di processing degli alimenti.
-
Il contesto regolamentare sarà rafforzato anche attraverso un programma denominato "The EU Cares for Your Heart", che promuoverà piani nazionali entro il 2027 e la cooperazione tra Stati membri sul tema della fiscalità dei prodotti alimentari ad alto rischio.
-
L'armonizzazione a livello UE permetterà di uniformare la tassazione dei cibi HFSS, oggi lasciata all'iniziativa dei singoli Stati, considerando che già 12 Paesi membri hanno introdotto misure specifiche (nella maggioranza dei casi sono tasse sulle bevande zuccherate) creando un quadro frammentato che la Commissione punta a rendere più coerente.
-
L'obiettivo della tassa non è quello di aumentare le entrate fiscali, ma favorire scelte alimentari più salutari. Secondo lo studio "Health taxes from an EU perspective" (DG TAXUD, Commissione Europea), l'impatto potrebbe risultare più evidente nelle fasce a reddito più basso, che tendono a consumare con maggiore frequenza prodotti ricchi di zuccheri, grassi e sale e presentano, in media, un rischio cardiovascolare più elevato.
In sintesi, c'è l'intento di utilizzare strumenti fiscali che modificano direttamente il contesto competitivo nell'industria alimentare, scoraggiando i consumatori verso alcuni prodotti e incoraggiando i produttori verso formulazioni più in linea con le raccomandazioni sulla salute.
Elementi di incertezza: cosa sarà tassato e cosa no?
Nonostante le prime indicazioni sul piano europeo per la salute cardiovascolare, restano ancora diversi punti da chiarire, soprattutto in merito ai criteri tecnici che definiranno quali prodotti rientreranno nella tassazione. Serviranno documenti più dettagliati - in particolare la proposta legislativa ufficiale della Commissione Europea e le eventuali linee guida tecniche che accompagneranno il testo - per stabilire soglie precise su contenuto di zuccheri, grassi saturi, sale e livello di trasformazione.
Fino a quel momento, è possibile fare solo valutazioni generali: in base alle esperienze maturate nei Paesi UE che applicano già imposte HFSS, è probabile che le misure si concentrino su bevande zuccherate, snack industriali e alimenti ultra-processati di largo consumo. Risulta invece improbabile, che vengano inclusi prodotti tradizionali come salumi DOP o specialità tipiche ad alto contenuto di grassi o sale, i quali non rientrano nella categoria degli ultra-processed foods.
Iter e tempistiche
La Commissione Europea prevede di presentare il suo nuovo piano dedicato alla salute cardiovascolare entro dicembre 2025. Sebbene le prime indicazioni parlino di un possibile avvio delle misure fiscali entro il 2026, è difficile che una tassazione armonizzata a livello europeo entri pienamente in vigore prima della fine del prossimo anno. La proposta formale dovrà infatti essere presentata dalla Commissione e poi approvata dagli Stati membri, che in materia fiscale decidono all'unanimità: un processo generalmente lungo e complesso. È quindi plausibile che il 2026 rappresenti più un orizzonte iniziale per l'avvio dell'iter che una data di applicazione concreta.
Riguardo alla probabilità che la misura venga resa effettiva in tempi brevi, le fonti ufficiali indicano una forte volontà politica della Commissione (in modo particolare sulla tassazione dei cibi e bevande HFSS). Tuttavia bisogna considerare i diversi ostacoli istituzionali. In particolare, il fatto che la tassazione è materia sensibile per la sovranità degli Stati membri e che l'adozione di una tassazione unificata richiede procedure non semplici (un ampio consenso in fase iniziale sui punti chiave e l'unanimità in fase di approvazione del provvedimento definitivo).
In sintesi, il percorso potrà richiedere consultazioni e aggiustamenti, allungando le tempistiche effettive e potenzialmente limitando il perimetro di azione rispetto a quanto previsto nel progetto iniziale.
Impatti e strategie per il settore alimentare
Alla luce di questa potenziale evoluzione regolamentare, le imprese del comparto alimentare devono muoversi con consapevolezza. Parametri come il contenuto di grassi, zuccheri e sale o il livello di trasformazione non incidono più soltanto sull'immagine nutrizionale del prodotto: saranno criteri utilizzati per definire categorie soggette a tassazione o misure correttive.
Inoltre, bisogna considerare come i prodotti verranno percepiti all'interno di un quadro regolatorio in evoluzione. Quando un bene viene tassato con l'obiettivo di scoraggiarne il consumo e ridurne i rischi per la salute, questo contribuisce anche a rafforzare nella percezione pubblica l'idea che determinate formulazioni siano da evitare o limitare. In altre parole, ciò che oggi è un attributo tecnico o nutrizionale potrebbe trasformarsi domani in un fattore che influenza prezzo, competitività e reputazione del prodotto sul mercato.
Una strategia utile include innanzitutto la revisione del portafoglio prodotti: identificare quei prodotti che possono essere soggetti a tassazione o penalizzazioni future, analizzare margini e domanda, e valutare la fattibilità di riformulazione. Rientra in questo anche l'indagine sugli ingredienti, la riduzione di elementi critici (zuccheri, sale, grassi saturi) e la scelta di packaging e comunicazione che enfatizzino trasparenza e qualità.
Un'altra leva riguarda il marketing e la comunicazione. Considerando che i consumatori (e le catene distributive) saranno sempre più attenti agli aspetti nutrizionali e regolamentari, la richiesta di prodotti più naturali, meno processati, low HFSS si prevede ancora in crescita.
Dal punto di vista distributivo e di canale, è necessario valutare come la tassazione potrà influire sul pricing finale, sulla marginalità e sulla scelta dei canali (retail tradizionale, e-commerce, import-export, canali specializzati). I distributori dovranno confrontarsi con un panorama dove i costi di alcuni prodotti potranno aumentare e dove la domanda potrebbe spostarsi verso alternative più salutari.
Infine, la compliance e la governance regolamentare diventano centrali: monitorare l'evoluzione del piano UE, partecipare a consultazioni, collaborare con associazioni di categoria e predisporre sistemi di audit interno per valutare i possibili impatti sui prodotti e i processi.
Le opportunità da cogliere
In mezzo alle sfide, ci sono opportunità tangibili. L'orientamento politico dell'UE verso la salute cardiovascolare e il "non ultra-processato" può tradursi in vantaggi competitivi per coloro che investono in innovazione, qualità e differenziazione. Prodotti con ingredienti premium, filiere trasparenti, claim salutistici ben argomentati e un packaging che comunica valore possono guadagnare da un contesto che spinge verso una dieta più sana.
Inoltre, anticipare il cambiamento normativo può diventare una leva di marketing e di comunicazione: evidenziare la conformità alle raccomandazioni salutistiche (che sono alla base dei progetti sulla salute pubblica e rappresentano criteri di prevenzione) può aiutare a differenziare il prodotto e rafforzare il posizionamento.