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Nel 2026 il mondo delle bevande e dei cocktail è influenzato da nuove mode di consumo e sta diventando un osservatorio utile per tutto il settore alimentare. Tra i segnali più interessanti che stanno emergendo, troviamo l'uso di fermentazioni, ingredienti tipici dell'alta cucina applicati alla mixology, l'utilizzo di infusi, l'evoluzione dei formati ready-to-drink, il tema "funzionale" e una rilettura più autentica dei locali come luogo di esperienza, cibo e socialità.

Mixology e retail si stanno avvicinando

Per produttori e distributori questo è un punto importante: ciò che nasce nel bar, soprattutto nei locali che lavorano bene su ingredienti, racconto e servizio, tende sempre più spesso a influenzare anche il retail.

Diverse ricerche di mercato indicano tra i fattori di sviluppo per le bevande alcoliche nel 2026 proprio l'innovazione ben costruita, il ruolo dei ready-to-drink (RTD) e il cambiamento del rapporto della Gen Z con l'alcol, sempre più selettivo, intenzionale e orientato al valore. In altre parole, il confine tra consumo fuori casa e consumo a casa continua ad assottigliarsi.

Questo tema, particolarmente rilevante per il settore HoReCa e per i fornitori specializzati, tende ad influenzare diversi canali di vendita. Un ingrediente che funziona bene in mixology, se è stabile, riconoscibile e facile da dosare, può trasformarsi in una referenza interessante per cocktail bar, hotel, ristorazione contemporanea, catene beverage e, in una fase successiva, anche per RTD premium, basi pronte e linee da scaffale.

È una dinamica che si vede bene anche nei lanci recenti, sia da parte di grandi brand che di marchi artigianali, dove troviamo una continua diversificazione tra cocktail RTD, birre analcoliche, energy drink a base naturale e bevande funzionali.

Il ritorno degli ingredienti "chef-driven"

Premium mixologyUno dei segnali più interessanti riguarda l'ingresso, nei drink, di ingredienti e tecniche che arrivano dal mondo della cucina. Tra questi, in ambito internazionale, troviamo ingredienti particolari come il miso syrup e agrumi fermentati come lo yuzu kosho, cioè elementi che aggiungono profondità aromatica, sapidità, acidità e una componente quasi gastronomica al bicchiere.

Per il mondo food and beverage questo è un passaggio importante, perché apre spazio a ingredienti premium non più pensati solo per la cucina, ma anche per la miscelazione e per bevande ibride a metà strada tra cocktail, soft drink evoluti e aperitivi contemporanei.

Per i fornitori specializzati questo significa che cresce l'interesse per basi, estratti, sciroppi, fermentati, infusioni e ingredienti dall'identità netta, capaci di portare una firma aromatica senza complicare troppo il lavoro di professionisti e barman.

Nel settore HoReCa, inoltre, questi ingredienti aiutano a costruire una proposta più distintiva, coerente con menu che cercano abbinamenti cibo-bevande più curati. È il tipo di evoluzione che può interessare non solo i cocktail bar, ma anche hotel con lounge bar, ristorazione premium e locali che vogliono valorizzare aperitivo e dopocena con una proposta meno standardizzata.

Matcha e hojicha: il tè entra in una fase più matura

Un altro tema forte è quello del , in particolare matcha e hojicha. La novità, però, non è solo la loro presenza nei drink, ma il modo in cui vengono letti: non più semplici ingredienti "instagrammabili", ma componenti con un vero ruolo gustativo. Ad esempio, l'hojicha è uno degli ingredienti che sta avendo più risalto, grazie al suo profilo tostato, morbido e versatile, mentre il matcha continua a distinguersi per note erbacee, struttura tannica e capacità di reggere bene il confronto con altri componenti della bevanda.

Per le aziende alimentari questo suggerisce che il tè può essere sempre più centrale nello sviluppo di nuovi prodotti beverage, sia nel fuori casa sia nel confezionato. In ambito HoReCa, matcha e hojicha possono entrare in carta non solo come latte o tè, ma come ingredienti per cocktail, mocktail, dessert drink e pairing con pasticceria e brunch. Nel retail (inclusi i ready-to-drink), queste varietà offrono un linguaggio che unisce percezione premium, suggestione orientale, naturalità e, in alcuni casi, una lettura più "consapevole" del consumo.

Il "better-for-you" cambia forma

bevande salutari e better-for-you

Il filone "better-for-you" (alimenti e bevande con effetto positivo sulla salute psico-fisica) si sta allargando verso concetti più definiti: moderazione, funzionalità, energia più controllata, ingredienti percepiti come naturali, benessere compatibile con il piacere. In questa direzione si inseriscono sia il tema delle proteine e dei probiotici nei drink, sia la crescita più ampia delle bevande no-alcohol e delle categorie cosiddette alcohol-adjacent.

In particolare, le bevande alcohol-adjacent sono alternative alle classiche bevande alcoliche, pensate per adulti e per occasioni di consumo simili a quelle di aperitivi e cocktail, spesso con botaniche, tè frizzanti, kombucha, ingredienti funzionali, nootropi o adattogeni, ma senza effetti inebrianti.

I dati IWSR aiutano a capire la portata del cambiamento: i volumi globali delle alternative analcoliche sono cresciuti del 9% nel 2025, mentre la categoria è prevista in aumento del 36% tra il 2024 e il 2029. Parallelamente, le bevande alcohol-adjacent hanno registrato una crescita dell'11% nel 2025. Questo non significa che il cocktail tradizionale scompaia, ma che il mercato si sta articolando di più, lasciando spazio a prodotti e formati che intercettano occasioni diverse, dalla moderazione serale al consumo quotidiano.

Nel concreto, per produttori e distributori si apre uno spazio interessante per referenze che combinano gusto, funzionalità e praticità: RTD premium, mocktail, aperitivi leggeri, bevande tea-based, referenze con posizionamento wellness e ingredienti capaci di essere veicolati con successo sia al bancone bar sia allo scaffale dei negozi e supermercati.

Anche per l'HoReCa questo è un tema utile, perché amplia la possibilità di costruire carte beverage più trasversali, adatte a chi beve alcol, a chi lo riduce e a chi cerca comunque un'esperienza curata.

L'evoluzione del ready-to-drink

Ready to drink e mixologyIl mondo ready-to-drink è probabilmente il punto in cui queste tendenze diventano più concrete dal punto di vista industriale. Gli ultimi lanci nel settore mostrano bene la direzione del comparto, includendo cocktail RTD premium, ingredienti ricercati, estensioni di gamma fruttate e bevande funzionali.

I brand stanno costruendo un'offerta più ampia, pensata per momenti di consumo diversi e per pubblici sempre meno omogenei.

Per le aziende del settore food & beverage, questo significa che la mixology non va osservata solo come fenomeno di tendenza, ma come "laboratorio" di ricerca e sviluppo dei prodotti. Un aroma, un ingrediente o una firma gustativa che nasce nel fuori casa può diventare il punto di partenza per una referenza pronta da bere, per una linea premium da GDO, per un formato dedicato al consumo in mobilità o per una soluzione destinata al catering e al travel retail.

Oltre alla selezione dei prodotti conta anche il contesto

Per operatori HoReCa e distributori specializzati nel foodservice, il punto è che oggi il drink da solo non basta. In particolare, la gamma di prodotti deve dialogare con menu, atmosfera, servizio e storytelling.

Questo favorisce ingredienti più versatili, capaci di vivere in più contesti - dal cocktail alla cucina, dalla caffetteria evoluta al dessert - e valorizza i fornitori che sanno offrire, oltre al prodotto, anche suggerimenti di utilizzo, formazione e coerenza di gamma.

Un segnale da cogliere

Guardando queste tendenze nel loro insieme, per produttori, distributori e fornitori specializzati si aprono nuovi orizzonti su diversi canali di vendita. Il mercato premia sempre di più le bevande e gli ingredienti che riescono a unire identità, qualità percepita, facilità di utilizzo e capacità di inserirsi in occasioni di consumo diverse. Il tema non riguarda solo i cocktail bar, ma anche hotel, ristorazione e catene retail.

Per le imprese alimentari questo può tradursi in diverse opportunità: ingredienti aromatici distintivi, basi premium per la miscelazione, tè e infusioni usati come ingredienti, bevande leggere o analcoliche, formati pronti da bere e soluzioni pensate per bar e ristoranti.

Più che inseguire ogni micro-trend, occorre capire quali segnali nati nei bar hanno il potenziale per diventare prodotti di successo, scalabili e adatti sia ai punti vendita retail che ai canali professionali del foodservice.

L'importanza della comunicazione e formazione

Accanto allo sviluppo del prodotto, conta anche il modo in cui queste referenze vengono presentate al mercato. Quando si introducono ingredienti o bevande ancora poco familiari per parte della clientela, l'aspetto comunicativo e formativo diventa fondamentale: spiegare l'origine, il profilo aromatico, gli utilizzi possibili e le occasioni di consumo aiuta distributori, buyer e operatori del fuori casa a valorizzare meglio la proposta.

Per i fornitori specializzati questo significa affiancare al prodotto anche strumenti di supporto, come materiali informativi, suggerimenti di impiego, abbinamenti e attività di formazione rivolte a bar, ristoranti e reti vendita.